Palomar ascoltava i rumori della foresta malesiana.
S'era svegliato presto, intorno allle 5 della mattina, perchè la sera prima era crollato in un sonno prematuro.
Lungo il suo peregrinare nel sud est asiatico era arrivato a Taman Negara, una riserva naturale nel cuore della Malaysia; il villaggio che era nato (o forse era il contrario) alle porte del parco aveva tutto l'aspetto del turistico e niente del selvaggio tipico di madre natura.

Seduto a un tavolino della zona ristorante della guest house simil bungalow situata nella zona più remota del suddetto villaggio, vedeva il cielo schiarirsi e la luce, prima fortemente bluastra poi man mano più calda, penetrare tra le fronde dei rami fino a scendere sul fiume che scorreva lento, ma non silenzioso, proprio sotto il parapetto alla sua destra.
Rifletteva, senza neanche troppa concentrazione, sul perchè delle piccole cose, sulle quotidiane abitudini umane, e sul tempo passato, lasciando quasi completamente la giungla circostante al suo ignoto destino.
E in tutto ciò un baleno di lucidità lo sopraggiunse, come una mano amica che batte due colpi leggeri sulla tua spalla sinistra mentre cammini frettoloso verso casa: la lucida e un po' sconfortante impressione che tutto il mondo è paese, e veri e propri spazi puri da lui stesso non ce n'erano.

Perlomeno fintanto si ostinava a metterci piede.